STORIA: SICILIA 1943 … parte quarta

Questo parte dell’articolo è particolarmente utile per tutti i modellisti appassionati di aerei perché si andrà a curare nel dettaglio tutti i protagonisti e le forze aeree che nei giorni prima dello sbarco in sicilia resero l’isola un inferno portando terrore e distruzione.Come sempre vi auguro una buona lettura.

I “BOMBARDAMENTI DI SATURAZIONE” SULL’ITALIA 

 

Da tempo l’Italia era finita nel raggio d’azione dei grossi quadrimotori alleati, gli Short Stirling, i De Havilland Halifax e gli Avro Lancaster della R.A.F. (Royal Air Force), attivi soprattutto sul nord, ed i B-17 Flying Fortress ed i B-24 Liberator della U.S.A.A.F. (United States Army Air Force), attivi sul centro-sud partendo dalle basi algerine.
Tutto questo aveva imposto la riunificazione di tutte le forze aeree alleate nella N.A.A.F. (Northwest African Air Force), con aggregate anche la 9th Air Force del Maggior Generale Lewis H. Brereton e la 12th Air Force del Maggior Generale James “Jim” Doolittle, ideatore e protagonista del famoso Raid su Tokyo del 18 aprile 1942 .
Posta alle dirette dipendenze del Mediterranean Air Command (M.A.C.) del Maresciallo dell’Aria Sir Arthur Travers Harris, la NAAF era stata affidata al Tenente Generale americano Carl Andrew “Tooey” Spaatz, e comprendeva, suddivise in vari sottocomandi territoriali:

-la Strategical Air Force (N.A.S.A.F.), assegnata proprio a Jim Doolittle, con i Wellington inglesi della RAF e canadesi della RCAF del 205th Bomber Group (Heavy) del Commodoro dell’Aria John H.T. Simpson, i B-17 Flying Fortress ed i P-38 Lightning del 5th Bomber Wing (Heavy)del Brigadier Generale Joseph Atkinson, B-17 ed i B-24 Liberatordella 9th e  12th AF, i B-25 Mitchell ed i P-38 Lightning del 47th Bomber Wing (Medium) del Brigadier Generale Carlyle Ridenour ed i B-26 Marauder ed i P-40 Warhawks del 42nd Bomber Wing (Medium) delBrigadier Generale Robert M. Webster ; 

-la Tactical Air Force (N.A.T.A.F.) del Maresciallo dell’Aria Sir Arthur “Mary” Coningham (che il 30 gennaio 1948 sarebbe scomparso nel nulla attraversando in volo il famoso Triangolo delle Bermude), con i bombardieri medi e leggeri della Tactical Bomber Force (T.B.F.) del Commodoro dell’Aria Sir Laurence Frank Sinclair, i caccia tattici del XII Air Support Command (A.S.C.) del Maggior Generale Henry Harvey “Hap” House e gli intercettori della Desert Air Force (D.A.F.) del Vice Maresciallo dell’Aria Sir Harry Broadhurst;

-la Coastal Air Force (N.A.C.A.F.) del Vice Maresciallo dell’Aria Sir Hugh Pughe Lloyd, deputata alla lotta antisommergibile ed antinave ed al soccorso in mare con due squadroni di idrovolanti Walrus dell’Air Sea Rescue della RAF;

-ed il Troop Carrier Command (T.C.C.) del Brigadier Generale Paul Williams, adibito al trasporto, soprattutto con i Dakota C-47 americani del 51st e 52nd Troop Carrier Wing.

Era necessario conseguire la totale paralisi dei collegamenti tra il sud Italia, la Sardegna e la Sicilia, colpendo strade, porti, aeroporti, scali ferroviari, stabilimenti industriali, depositi di nafta, caserme 
(il termine tecnico usato di “bombardamenti di saturazione” era, nella sua asettica oggettività, tremendamente esplicito): furono inviati oltre 600 velivoli a Malta (compresi i famosi Hurricane e Spitfire, anche nella versione navale Seafire e da attacco al suolo Spitbomber, i caccia pesanti bimotori notturni Beaufighter e Mosquito, i caccia tattici americani P-49 Airacobra e P-38 Lightning), e schierati in Africa tutti i velivoli disponibili, come i quadrimotori pesanti Halifax Mk. II del 462nd Bomber Squadron australiano della RAAF, capaci di trasportare fino a 5.897 chili di bombe (13.000 lb) e difesi da ben 9 mitragliere da 7,7 mm, basati in Libia a Hosc Raui e molto utilizzati soprattutto contro la povera Messina.

I TERRIBILI BOMBARDAMENTI SU BATTIPAGLIA

Da maggio tutta l’Italia meridionale venne sottoposta a numerosi bombardamenti “terroristici”, tattica cara al Maresciallo dell’Aria Harris, che per i bombardamenti sulla Germania sarebbe stato soprannominato “Bomber Harris” “Butcher Harris”ed a farne le spese furono anche centri apparentemente insignificanti come Battipaglia (SA), che aveva il solo torto di trovarsi esattamente al centro del sistema viario su rotaia e su strada tra Napoli, Salerno e la Calabria, da tempo sotto attacco dei Wellington britannici: essa venne pertanto bombardata per ben due volte dai bimotori americani B-25 Mitchell, una prima volta il 21 giugnosenza danni alle infrastrutture ma con 55 vittime civili, e poi il successivo 30 giugno, con la distruzione completa di binari, vagoni e tonnellate di materiale bellico.

Battipaglia ed il vicino aeroporto di Montecorvino sarebbero stati comunque attaccati fino a tutto il 14 settembre, quasi sempre dai caccia tattici americani P-47 Thunderbolt: esistono filmati assai drammatici girati dal regista William Wyler, quello di “Vacanze romane”, per anni coperti da segreto militare ed ora in possesso anche della cineteca RAI, diverse riprese sono visibili nel film bellico di propaganda del 1946 “Thunderbolt” (v. QUI), diretto dallo stesso Wyler e presentato da James Stewart, pluridecorato pilota di B-17 durante la guerra.
Battipaglia avrebbe sofferto ufficialmente 117 vittime, tanto da vedersi conferire dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi nel 2006 la medaglia d’argento al merito civile.

PALERMO CITTÀ MUTILATA

Già il 23 giugno 1940 alcuni bombardieri francesi provenienti dall’Algeria avevano attaccato il porto di Palermo, colpendo il solo centro abitato con la conseguente morte di 25 civili.
In tutto il 1941 la città aveva subito altri 11 bombardamenti, dai bombardieri britannici provenienti da Malta, ma nel 1942, quando Malta stessa era continuamente visitata dai bombardieri nostri e tedeschi, le incursioni aeree erano drasticamente calate a 3, anche se tra agosto e dicembre formazioni alleate sempre più grosse cominciarono a sorvolarla lanciando volantini minacciosi, nel segno della più subdola guerra psicologica.
L’anno della svolta fu il 1943: nella notte del 2 gennaio i Wellington del 205° BG sganciarono bengala e bombe dirompenti sul porto e le zone limitrofe, colpendo  alcune case in Corso dei Mille e Frazione Guarnaschelli,  con 6 morti e 4 feriti, mentre il giorno 7 un totale di 10 B-24 D Liberator dei BS 93°, identificativo radio “The travelling Circus”, 98° “Force of Freedom” e 376° “Liberandos” della 9° AF, mostri quadrimotori di 28 metri di lunghezza e 34 di apertura alare capaci di portare 3.600 chili di bombe, decollati dall’aeroporto egiziano di Fayid al comando del capitano M.T. Fennell con bombe di 1.000 libbre (453,6 Kg), sbucarono a sorpresa tra le 16,25 e le 17,10 sulla città  coperta da una spessa coltre di nubi e dopo aver costeggiato il Monte Pellegrino dal mare riuscirono indisturbati (scambiati dalla FlaK per connazionali FW 200 Kondor) ad affondare il cacciatorpediniere Bersagliere di 2.300 tonnellate, centrato da due bombe sulla dritta e rovesciatosi in soli 9 minuti, con 13 morti a bordo (compreso il comandante, capitano di fregata Anselmo Lazzarini), a danneggiarne altri tre (con un morto a bordo del caccia Antonio Da Noli) ed a colpire anche il centro storico, con un totale di 139 morti e 329 feriti.

Wellington, B-17 e B-24 ritornarono a colpire  il porto, il Borgo vecchio, Piazza Magione, Corso dei Mille, il centro storico, i cantieri navali, l’aeroporto di Boccadifalco, Mondello, Villabate e San Lorenzo il 23 gennaio e poi il 3, il 5, il 15, il 20 ed il 22 febbraio, con un totale di 324 morti e 297 feriti, e poi ancora a marzo, il giorno 1, il 3, l’8 e l’11,colpendo ancora il porto ma anche il portico meridionale della Cattedrale, l’Albergo delle Povere di Corso Calatafimi, il complesso monumentale dei Cappuccini nel quartiere Zisa.
Ancora, il 22 marzo, altri 22 B-17 della 12° AF, ognuno con 12 bombe da 227 chili, fecero saltare in aria alle 15,45 la nave portamunizioni Volta, devastando tutto in un raggio di 700 metri anche per le tantissime schegge che vagavano impazzite nell’atmosfera (il fusto di una delle due ancore della Volta, del peso di circa 600 chili, ora esposto nella caserma Caramanna dei Vigili del Fuoco, sfondò il tetto della Banca d’Italia in Via Cavour!): il fumo dell’enorme esplosione, sentita a chilometri di distanza, salì fino ad oltre 4.000 metri di altezza, oscurando l’intero cielo, ed alla fine vi furono 24 morti tra gli operai della compagnia portuale, annegati dopo che l’acqua sollevata da uno degli scoppi aveva allagato il rifugio antiaereo sul molo nel quale erano andati a ripararsi, e nell’abitato altri 38, con 183 feriti.
Ma le incursioni continuavano, anche con bombe incendiarie ed al fosforo: ad aprile ce ne furono ben sette (il 4, il 5, il 7, il 10, il 12, il 15, il 16, il 17 ed il 18), con obiettivi ancora il porto, ormai praticamente raso al suolo, l’aeroporto Boccadifalco, il centro storico nei mandamenti Tribunali e Castellamare, ma anche la periferia, il Foro Italico ed il quartiere Brancaccio, per un totale di 44 vittime.
Fu a questo punto che il Regime decise di dare alla città il simbolico riconoscimento di “Città mutilata”, con la consegna pubblica in Piazza Bologni al podestà Francesco Sofia di una medaglia in una data decisamente non banale, il 9 maggio 1943: la “Giornata dell’Impero”.


IL BOMBARDAMENTO A TAPPETO SU PALERMO DEL 9 MAGGIO 1943

Mussolini intendeva dare a quella cerimonia un forte impatto propagandistico, per cui gli Alleati volevano volgere quell’avvenimento a loro favore e dare un ulteriore colpo all’onda emotiva che già cominciava a serpeggiare in Italia contro il Fascismo (iniziavano ad esserci i primi scioperi, le prime manifestazioni di dissenso, ed aumentavano i sabotaggi nelle fabbriche): fu così che la mattina di quel 9 maggio Radio Londra, che tutti in Italia ascoltavano, avvisò la popolazione di non partecipare alla cerimonia ed anzi se possibile di evacuare la città.
L’avvertimento non era senza significato.

Un’incursione dei caccia tattici bimotori Lightning del 1° Fighter Group “Aut vincere aut mori” del maggiore Joseph Peddie su Boccadifalco fu il preludio del terrificante bombardamento.
Presentatisi da est intorno alle 11,00 sull’obiettivo dopo aver evitato Capo Zafferano (dov’era posizionata una forte difesa antiaerea), i Lightning sorpresero a terra 70 caccia italiani distruggendoli tutti, inibendo così ogni possibilità di difesa.
Subito dopo, a partire dalle 12,35 si presentarono sulla sventurata capitale siciliana con la scorta di circa altri 150 Lightning ben 211 tra bimotori B-25 C Mitchell e B-26 B Marauder della NASAF, ognuno con 1.360 chili di carico bellico, e quadrimotori B-17 della 9° AF, più piccoli e con meno autonomia dei B-24 ma proprio per questo capaci di trasportare il doppio del carico bellico, ben 7.800 chili,  che sganciarono da alta quota, per evitare la contraerea, un totale di 1.114 bombe da 500 libbre (227 chili).
Al termine della prima, pesantissima ondata, altri 90 bombardieri medi scortati da altri 60 Lightning  lanciarono su Palermo altre 456 bombe da 300 libbre (136 chili). 

Infine, con la città ormai prostrata dalle distruzioni, quella stessa sera completarono l’opera 23 bombardieri bimotori Wellington inglesi, capaci di trasportare fino a  4.500 libbre di carico bellico (2.041 chili), sganciando altre 76 bombe, tra cui alcune al fosforo e persino due ad alto potenziale da 1.800 chili addirittura, capaci di distruggere intere aree residenziali!

Fu il primo bombardamento a tappeto  in Italia e Palermo venne distrutta per il 90%, guadagnandosi la Medaglia d’Oro al Valore Militare come Genova e Torino, e nonostante il bilancio finale ufficiale in vite umane fosse codificato in 373 vittime esse furono in realtà molte di più, tra le 800 e le 1.500, con migliaia di feriti e di sfollati.

LA SICILIA BRUCIA

Solo nel mese di maggio si verificarono 43 incursioni a Palermo, 45 a Catania e 32 a Messina , ma Palermo e Boccadifalco vennero pesantemente bombardate dai B-17 della 9° AF anche il 12, il 15, il 27 ed il 30 giugno, e tormentate anche con “semplici” azioni di strafing (mitragliamento) e spezzonamento da parte dei P-38 Lightning, dagli Spitbomber e degli A-36 Apache, che colpirono anche tutte le altre basi ed idroscali dell’isola.

Tra il 6 ed il 30 giugno i bombardamenti si concentrarono su Reggio Calabria, Villa San Giovanni e Messina, con obiettivo gli scali dei traghetti, le rotaie ed i trasporti ferroviari, i porti, gli aeroporti,  ad opera di imponenti formazioni di quadrimotori B-17 e B-24 americani ed Halifax australiani, oltre che dei Wellington britannici del 38° BS del M.E.A.C.-Middle East Air Command del Maresciallo dell’Aria Sir Sholto Douglas.
Messina sarebbe stata letteralmente spianata al suolo, con centinaia di morti e feriti tra la popolazione e lo sfollamento di quasi tutta la cittadinanza verso le campagne e le alture dell’interno, tanto che tra i piloti alleati si sarebbe diffusa l’espressione “Messina in a mess” (Messina nei guai).
Catania ed il suo sistema di aeroporti furono presi particolarmente di mira tra il 9 ed il 13 giugno, con una sessantina di vittime, dai B-17 e dai B-24 americani, ma anche Siracusa, più volte bombardata dagli inglesi sin dal 1941 e duramente colpita anche il 27 febbraio precedente in Borgata Santa Lucia da 3 caccia tattici americani, con 56 morti (molti erano purtroppo bambini presenti ad una manifestazione ginnica nel prospiciente stadio cittadino), venne attaccata il 18 giugno dai Wellington inglesi e due giorni dopo ancora dai cacciabombardieri americani.
Tutte le città costiere siciliane vennero dichiarate dal governo “zone di guerra”, con l’ordine per chi vi abitava di sfollare entro tre settimane.

 

bombardiere americano B17
B24 LIBERATOR
HURRICANE MK.1
P 40 TOMAHAWK
DE HAVILLAND HALIFAX
MACCHI MC 202
MITCHELL B25
DE HAVILLAND MOSQUITO
P 47 THUNDERBOLT
SPITFIRE
SEAFIRE
SPIT BOMBER
Short Stirling Mark I,
BEAUFIGHTER
VICKERS WELLINGTON

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