STORIA: SICILIA 1943 … quinta parte

 LA GRANDE BATTAGLIA AEREA DEL  5 LUGLIO 1943

Il 2 luglio iniziò l’offensiva finale contro la caccia italo-tedesca, con un pesantissimo attacco dei B-24 americani sulla Puglia (la povera Foggia, strategico nodo ferroviario circondato da 30 aeroporti, il 18 settembre era distrutta per il 90%, con 21.000 vittime complessive!), seguito il 3 da uno su Sicilia Occidentale e Sardegna, il 4 sulla Sicilia Orientale ed infine il 5 sul sistema aeroportuale catanese, messo talmente in difficoltà che il 7 luglio sarebbe venuto clamorosamente a mancare tutto il munizionamento antiaereo da 90/53!

In quei giorni, “prodighi di sè stessi fino alle estreme possibilità”, avrebbe detto Guzzoni, i piloti italiani effettuarono ben 212 sortite il 4 luglio, 165 il 5 e 95 il 6 luglio, abbattendo 53 aerei nemici al prezzo di soli 15 nostri (93 ne avrebbe distrutti la Luftwaffe).
Proprio in uno di quei giorni caddero due dei nostri più grandi assi, tutti e due dell’84° squadriglia del 10° gruppo “Francesco Baracca” del 4° stormo C.T. (Caccia Terrestre) di Gerbini, il famoso “Cavallino rampante”: il capitano Franco Lucchini di Roma (26 abbattimenti individuali confermati includendo la guerra di Spagna, 52 condivisi con altri), comandante del 10° , ed il sottotenente Leonardo Ferrulli di Brindisi (22 abbattimenti individuali e 10 condivisi).Quando il 5 luglio 1943 vennero avvistate ben 900 fortezze volanti scortate da altrettanti caccia in direzione dell’Italia meridionale, tutti i nostri caccia disponibili vennero allertati, tra cui proprio i 13 del 10° gruppo, con l’ordine di intercettare una formazione di 52 B-17 degli squadroni 346, 347, 348 e 416 del 99° BG della 12° AF (colonnello Faye R. Upthegrove) che si stavano dirigendo proprio verso di loro scortati da decine di Spitfire IX del 73° e del 243° squadrone della RAF.
Decollati alle 10,25 dalla pista satellite di San Salvatore i piloti del 10° gruppo (i 7 della 84° squadriglia, con i Folgore di Lucchini, dei sottotenenti Francesco Palma ed Enzo Dall’Asta e del capitano Luigi Giannella, i Veltro del tenente Alessandro Mettimano, caposquadriglia, del sergente maggiore Piero Buttazzi e del sergente Livio Barbera; i 3 Folgore della 90°, con il tenente Luigi Cima, caposquadriglia, il maresciallo Massimo Salvatore ed il sergente maggiore Giambattista Ceoletta, ed i 3 della 91°, con il caposquadriglia tenente Mario Mecatti ed i sottotenenti Giovanni Silvestri ed Elio Miotto) si diressero contro le fortezze volanti americane.
Insieme con loro c’erano quelli del 9° gruppo “Gamba di ferro” di Sigonella guidati dal capitano Giulio Reiner (73°, 96° e 97° squadriglia), per un totale di 27 tra Macchi 202 Folgore e nuovissimi Macchi 205 Veltro, cui si aggiunsero in quota i Messerschmitt Me 109 G Gustav delle squadriglie 363°, 364° e 365° del 150° gruppo autonomo “Gigi Tre Osei” di Sciacca, al comando del tenente colonnello Antonio Vizzotto.

I piloti italiani, intercettato il nemico nei pressi di Ragusa a 23.000 piedi d’altezza, poco più di 7.000 metri, si lanciarono subito sui bombardieri trascurando volutamente i caccia di scorta: Lucchini, Giannella, Mettimano, Dall’Asta e Buttazzi dell’84° danneggiarono visibilmente tre B-17, il maresciallo Salvatore della 90° ed il tenente Vittorio Squarcia della 73° ne abbatterono due in condivisione con dei Me 109, mentre il capitano Reiner e lo stesso Salvatore, il sergente Ettore Chimeri ed il sergente Bruno Biagini della 73°, Cima e Ceoletta della 90° ed il tenente Mecatti della 91° ne abbatterono uno a testa, ed ancora Mecatti danneggiò pure uno Spitfire mentre Lucchini ne abbattè a sua volta un altro.


 

 Franco Lucchini nacque a Roma il 24 dicembre 1917. La sua passione per il volo fu stimolata dai racconti di due amici di famiglia come Gian Giacomo Chiesa, direttore della scuola di pilotaggio di Cerveteri, e il colonnello Bertolini, comandante dell’aeroporto di Furbara, poi caduto nei cieli d’Etiopia.
Lucchini entrò a far parte della Regia Aeronautica come ufficiale di complemento nel 1935. Ottenne il brevetto di pilota militare presso la Scuola Aeronautica di Foggia nel luglio 1936 e venne in seguito assegnato alla 91ª Squadriglia Aeroplani da Caccia del 4º Stormo. Nel 1937 Lucchini decise di partire volontario per la guerra civile spagnola. Il 22 luglio si imbarcò a Ostia su un cargo diretto a Cadice. Fu assegnato alla 19ª Squadriglia, 23º Gruppo Caccia Aviazione Legionaria, basato a Torridoe ed equipaggiato con caccia biplani Fiat C.R.32. Durante il conflitto civile spagnolo, a Lucchini vennero accreditare 5 vittorie aeree, nel corso di 122 missioni di volo. Fu a sua volta abbattuto due volte, la seconda – il 22 luglio 1938 – dai Polikarpov I-16 di scorta, dopo aver fatto precipitare un bombardiere Tupolev ANT-40 (Tupolev SB-2). Lanciatosi con il paracadute, venne fatto prigioniero ma riuscì a scappare nel febbraio 1939.
Le sue vittorie in Spagna gli valsero la promozione al ruolo di ufficiale di ruolo effettivo ed una Medaglia di Argento al Valor Militare. Tuttavia il numero dei suoi abbattimenti in Spagna è – secondo alcuni storici – sovrastimato, forse nell’intento di farlo apparire, davanti all’opinione pubblica, come il “Baracca della seconda guerra mondiale”. Secondo alcune fonti, in effetti, in Spagna, Lucchini avrebbe ottenuto solo una vittoria confermata, oltre ad altre in collaborazione con altri piloti.
Al termine della guerra civile Lucchini rientrò al suo reparto d’origine per poi passare alla 90ª Squadriglia dello stesso Stormo Caccia nell’aprile 1940 La 90ª Squadriglia, dopo essere stata riequipaggiata con il nuovo caccia Fiat C.R.42, venne inviata in Africa settentrionale, dove l’11 giugno 1940 Lucchini volò per la prima missione di guerra a protezione di Tripoli. Il 21 giugno, attaccava uno Short Sunderland, già attaccato senza risultato da un altro Fiat C.R.42 e da due C.R.32 al largo di Tobruk. Lucchini colpì il grosso aereo inglese, lasciandolo con due motori che fumavano. Non ne rivendicò la distruzione ma due giorni dopo, dalla base navale di Bardia comunicavano che un aereo di quel tipo era stato trovato affondato, con pesanti danni e solo un membro dell’equipaggio sopravvissuto, anche se ferito. Pur essendo una vittoria di Lucchini, l’abbattimento fu attribuito anche agli altri tre piloti.
Nella grande battaglia aerea del 4 agosto 1940 sulla Ridotta Capuzzo, Lucchini, tenente della 90ª Squadriglia, abbatteva un Gloster Gladiator con 385 colpi, nei pressi di El Adem, molto probabilmente quello pilotato dal Flight Lieutenant Marmaduke Pattle “Pat”, destinato a diventare uno dei più grandi “assi” alleati , con circa 50 aerei abbattuti (e con il più alto numero di velivoli italiani abbattuti nella seconda guerra mondiale) che del suo abbattitore notò come fosse un eccezionale tiratore, in grado di calcolare con grande accuratezza la traiettoria dei proiettili e quella dell’aereo avversario. Durante questo primo ciclo operativo in Nord Africa, a Lucchini furono accreditate 3 vittorie aeree individuali e 15 in collaborazione, nel corso di 94 missioni e 13 combattimenti aerei. Fu decorato con una seconda Medaglia d’argento al Valor Militare e due Medaglie di Bronzo al Valor Militare. Agli inizi del 1941 la 90ª Squadriglia venne inviata in Italia per essere riequipaggiata con i nuovi caccia Macchi M.C.200 e successivamente, il 16 giugno 1941, a Trapani in Sicilia per partecipare alle operazioni contro l’isola di Malta. Il 27 giugno 1941 abbatteva un Hawker Hurricane, e successivamente condivise molte altre vittorie con i suoi compagni.
Nel settembre 1941, Lucchini nuovamente decorato con una Medaglia di Argento al Valor Militare e, nel dicembre dello stesso anno, venne nominato comandante della 84ª Squadriglia, sostituendo il capitano Luigi Monti. Poco dopo la promozione, l’unità venne inviata ad Udine per essere riequipaggiata con i caccia Macchi M.C.202. Il 3 aprile 1942, il 4º Stormo iniziava a tornare in Sicilia, dove era stato basato nel novembre e nel dicembre del 1941, con l’arrivo del 10º Gruppo, proveniente da Roma-Ciampino, a Castelvetrano.
L’unità, forte di 26 nuovi Macchi M.C.202, era guidata proprio da Lucchini, al momento accreditato dell’abbattimento di 14 aerei nemici, più uno in collaborazione.
Il 9 maggio Lucchini guidò su Malta altri 15 piloti su Macchi 202, di scorta a cinque CANT Z. 1007bis. Trentatré Spitfire attaccarono la formazione. La RAF dichiarò l’abbattimento di 3 bombardieri e un caccia. In realtà tutti gli aerei italiani rientrarono alla base, con solo un “Folgore” colpito da un proiettile da 20 mm. Lucchini (come l’asso Teresio Martinoli e un altro pilota), rivendicò un Supermarine abbattuto, ma la RAF non dichiarò perdite.
Il 22 maggio 1942 l’intero 4º Stormo, dopo aver riequipaggiato i suoi caccia con filtri di aspirazione tropicalizzati, venne nuovamente inviato in Nord Africa, presso Martuba per partecipare all’offensiva italo-tedesca dal generale Erwin Rommel contro le truppe inglesi. Il 4 giugno, Lucchini rivendicava l’abbattimento di un P-40 nel cielo di Bir Hacheim. Il 17 giugno abbatteva un altro P-40 su Sidi Rezegh. Un Macchi M.C.202 del Museo Storico dell’Aeronautica Militare a Vigna di Valle. Lucchini ottenne la maggior parte delle sue vittorie aeree pilotando questo eccellente caccia della Macchi. Il 10 luglio 1942, guidava altri 10 Macchi 202 dell’84a Squadriglia, prima di scorta a dei C.R.42 del 158º Gruppo nell’area di El Alamein, e poi in una missione di caccia libera. Lucchini avvistò una formazione di 15 P-40 e portò la sua formazione all’attacco. I Curtiss formarono un cerchio difensivo Lufbery. Dopo trenta minuti, esaurite le munizioni, i Macchi tornarono alla base. Lucchini rivendicò l’abbattimento di un P-40 (altri sette vennero dichiarati abbattuti dai piloti della sua formazione e della 90ª Squadriglia). Il 2 settembre, alle 06:00, Lucchini è in volo con altri 17 Macchi del 10º Gruppo guidati dal Maggiore Giuseppe D’Agostinis in una missione di caccia libera. Incontrarono due formazioni di 18 Douglas Boston e una di 12, scortati da trentacinque Spitfire sull’area di Bir Mseilikh. Nel combattimento che ne seguì Lucchini dichiarò l’abbattimento di un Boston e di uno Spitfire. Gli operatori del radar tedesco Freya il 20 ottobre tardarono ad identificare una numerosa formazione di aerei alleati e Lucchini, con altri 13 piloti del 4º Stormo, intercettarono 24 Boston e Lockheed Hudson ancora in azione su Fuka, scortati da 30 P-40s e 20 Spitfire. Lucchini danneggiò un Hudson (l’intero 4º Stormo rivendicò l’abbattimento di 24 aerei nemici) ma il suo M.C.202 fu danneggiato da un colpo di cannoncino da 20mm e fu costretto a compiere un atterraggio di emergenza.
Il 24 ottobre 1942, Lucchini venne ferito ad un braccio e alle gambe durante una missione di volo. Inviato immediatamente presso l’ospedale di Fuka venne poi rimandato in Italia per un periodo di convalescenza. Durante questo secondo turno in Africa Lucchini meritò una Croce di Ferro di seconda classe conferita dagli alleati tedeschi per il coraggio dimostrato in azione. All’inizio del 1943 la sconfitta italo-germanica in Nord Africa portò al rischieramento del 4º Stormo in Italia per cercare di contrastare eventuali sbarchi sulle coste siciliane da parte delle forze alleate. Tra i mesi di gennaio e giugno il reparto venne parzialmente riequipaggiato con i nuovi caccia Macchi M.C.205. Lucchini rientrò in servizio nel marzo 1943 e venne promosso al comando del 10º Gruppo. Il 5 luglio 1943 Lucchini, ai comandi di un Macchi M.C.202, decollava alle 10:25, con altri 26 M.C.202 e M.C.205 del 4º Stormo per intercettare 52 bombardieri scortati da decine (tra i 20 e i 50) caccia Supermarine Spitfire, diretti a bombardare gli aeroporti attorno a Catania. Il Capitano Lucchini comandava il 10º Gruppo, formato dall’84a, la 90a e la 91a Squadriglia. Sulla verticale di Gerbini, Lucchini, dopo avere abbattuto un caccia di scorta (la sua 26ª vittoria) attaccava la formazione di B-17, che incontrava per la prima volta. Dopo avere danneggiato diversi bombardieri il caccia di Lucchini era visto precipitare, con il tettuccio chiuso, a pochi chilometri ad est di Catania. Il corpo di Lucchini fu ritrovato due giorni più tardi. Alla sua morte, Lucchini era stato decorato con cinque Medaglie d’argento al valore militare, una Medaglia di bronzo al valore militare, tre Croci di guerra al valor militare e una Croce di Ferro tedesca di seconda classe. Era stato citato sul Bollettino di Guerra il 5 settembre 1942 e il 6 luglio 1943. Le sue vittorie erano state ottenute in 70 combattimenti aerei nel corso di 262 (secondo altri 294) missioni di combattimento. Nel 1952 venne decorato alla memoria con la Medaglia d’Oro al Valor Militare postuma. La sua salma riposa presso il Sacrario dell’Aeronautica Militare presso il cimitero del Verano, Roma
Franco Lucchini (Roma, 24 dicembre 1914 – Catania, 5 luglio 1943) è stato un ufficiale e aviatore italiano. Capitano della Regia Aeronautica, fu un eroe di guerra della seconda guerra mondiale decorato con la medaglia d’oro al valore militare alla memoria. Con 22 abbattimenti fu tra i migliori assi della Regia Aeronautica Italiana durante Guerra civile spagnola e la Seconda guerra mondiale. Secondo alcune fonti, il bilancio bellico assommerebbe a 26 vittorie aeree individuali (e ulteriori 52 condivise con altri piloti), inclusi i 5 abbattimenti ottenuti in Spagna

 

 
Leonardo Ferrulli (Brindisi, 19 gennaio 1918 – Scordia, 5 luglio 1943) è stato un militare e aviatore italiano. Era un pilota della Regia Aeronautica, Medaglia d’Oro al Valor Militare.Gli sono accreditati 21 aerei abbattuti, uno durante la guerra di Spagna e gli altri durante la seconda guerra mondiale. Le sue vittorie, ottenute tra gli altri su Hawker Hurricane, Curtiss P-40 e Supermarine Spitfire, sono state conseguite ai comandi del biplano Fiat C.R.42 e dei monoplani Macchi M.C.200 e Macchi M.C.202.

 

In forza, allo scoppio della seconda guerra mondiale, alla 91ª Squadriglia del 10º Gruppo, 4º Stormo C.T., basata in Cirenaica, Ferrulli ottenne la sua prima vittoria il 19 dicembre 1940, ai comandi di un Fiat C.R. 42, abbattendo un Hurricane nel cielo di Sollum. In Nord Africa abbatté altri cinque Hurricane e un Bristol Blenheim. Dopo l’attacco alla Jugoslavia, Ferrulli, con il 10° (equipaggiato con i Macchi M.C.200 consegnati dal 54º Stormo), viene trasferito in Sicilia per un ciclo di operazioni contro Malta. L’11 luglio 1941, rischia di essere abbattuto sull’ “isola-fortezza”. Con i piloti del suo gruppo, Ferrulli partecipa all’attacco contro la base maltese di Micabba. È uno dei gregari del Comandante di Gruppo, tenente colonnello Carlo Romagnoli. Dopo l’attacco alla base, sul mare, Ferrulli, vedendo il collega Devoto inseguito da due Hurricane, vira, insieme a Franco Lucchini, per aiutarlo. Ma sopraggiungono altri quattro o cinque caccia nemici. Si sviluppa un violento combattimento aereo. I tre Macchi si disimpegnano a stento, filando a pelo d’acqua, inseguiti per 30-40 chilometri dai caccia inglesi, che alla fine virano e rientrano alla base. Ferrulli ha il velivolo colpito da molte raffiche e gravemente danneggiato, ma non è ferito. L’azione su Micabba viene considerata un successo e viene citata sul bollettino di guerra n.402.Alla fine del 1941, il 4º Stormo era stato equipaggiato con il nuovo Macchi M.C.202 e Ferrulli nel corso dell’anno seguente abbatté otto P-40 e uno Spitfire e nel dicembre 1942 fu promosso Sottotenente.

Ferrulli ottenne le sue due ultime vittorie, nel cielo della Sicilia, il giorno stesso della sua morte: il 5 luglio 1943, poche ore dopo che il suo amico e altro grande “asso”, Franco Lucchini era stato abbattuto non lontano dalla sua base. Ferrulli decollò alle 14 e 20 con il Tenente Giorgio Bertolaso e il Sergente Giulio Fornalé, anch’essi della 91ª Squadriglia, per intercettare una imponente formazione di bombardieri quadrimotori americani Boeing B-17 Flying Fortress diretta a bombardare Gerbini, scortata da caccia Lockheed P-38 Lightning e da una ventina (una trentina, secondo altre fonti ) di Spitfire degli Squadron 126 e 1435. Ferrulli fu visto abbattere un B-17 e un bimotore da caccia P-38 Lightningprima di essere attaccato dagli Spitfire di scorta. Colpito, Ferrulli, assicuratosi che il proprio velivolo non entrasse in collisione con le abitazioni civili e onde evitare vittime innocenti, si lanciava con il paracadute dal suo Macchi danneggiato, ma era troppo basso e urtò il suolo morendo a Scordia (CT) sacrificando la sua giovane vita e salvando quella di centinaia di cittadini scordiensi. La camera ardente fu allestita di tutta fretta presso la “Casa del Fascio” di Scordia. Ad abbattere quello che era, in quel momento, il pilota italiano con il maggior numero di vittorie aeree, fu un anonimo pilota alleato: probabilmente il Pilot Officer Chandler (JK139/V-X), che dichiarò di aver danneggiato un Macchi, durante quel combattimento aereo, oppure il Flight Sergeant F. K. Halcombe (JK368/V-J) del 1435 Squadron, che asserì di aver colpito un Messerschmitt Bf 109, spesso scambiato per un Macchi, data la somiglianza dei due aerei. Anche il Flying Officer Geoff White (JK611/MK-M) del 126 Squadron abbatté un Macchi, ma la sua vittima sembra essere stato il Sergente maggiore Corrado Patrizi dell’84ª Squadriglia che si salvò lanciandosi dal suo Macchi M.C. 205 con il paracadute.

A Ferrulli fu conferita una Medaglia d’oro al Valor Militare postuma, che andava ad aggiungersi alle sue precedenti decorazioni, che includevano tre Medaglie d’Argento al valor militare.

Alle 11,55 i caccia italiani erano di ritorno, ma ne mancava uno: era proprio quello di Lucchini!
Il sottotenente Dell’Asta l’aveva visto attaccare nuovamente i bombardieri e poi cadere all’improvviso, col tettuccio chiuso, probabilmente colpito proprio dal poderoso fuoco difensivo di quei mostri, armati di ben 13 mitragliere Browning M 2 cal. 50 (12,7 mm) ad alta cadenza di tiro, pochi chilometri ad est di Catania.
Proprio lui si recò con una macchina del gruppo sul posto dell’abbattimento, ma dovette tornare indietro perché era in corso un bombardamento.
Solo due giorni dopo sarebbero stati individuati i rottami dell’aereo: tra le lamiere accartocciate e fumiganti del Folgore venne però recuperata solo una parte della mano sinistra dello sfortunato ufficiale, tanto che il riconoscimento fu reso possibile solo dalla fede nuziale portata al dito. 
Solo nel 1952, nove anni dopo la sua morte, a Lucchini sarebbe stata concessa postuma la medaglia d’oro, che si sarebbe aggiunta alle precedenti cinque d’argento, una di bronzo, alle tre croci di guerra ed alla croce di ferro di seconda classe conferitagli dai tedeschi.
Ora i suoi pochi resti riposano presso il Sacrario dell’Aeronautica Militare al Verano (Roma).
Il capitano Franco Lucchini sarebbe stato citato nel bollettino di guerra n. 1137 del 6 luglio 1943 insieme con quello di altri cinque piloti del 4° stormo (il capitano Raniero Piccolomini Clementini Adami di Siena, caposquadriglia della 90°, che gli sarebbe succeduto al comando del gruppo, il capitano Luigi Giannella di Barletta ed i tenenti Vittorino Daffara di Milano, Alvaro Querci di Lucca e Mario Mecatti di Perugia).

 Ma quella non fu l’unica missione del 4° stormo in quella giornata: sin dalle 07,15 era partita la primissima missione di ricognizione sul mare da parte del tenente Giorgio Bertolaso (padre del famoso Guido) e del sergente Ambrogio Rusconi della 91° squadriglia; subito dopo tra un bombardamento e l’altro sulle loro basi a decollare alle 11,55 erano stati il tenente Daffara, il tenente Lamberto Martelli, il tenente Giuseppe Ferrazzani ed un quarto sconosciuto della 91°, poi alle 13,00 toccava al tenente Renato Baroni della 90°, alle 13,25 prima a 3 Folgore e 2 Veltro dell’84° (il capitano Giannella, il sergente maggiore Corrado Patrizi, il sergente maggiore Mario Veronesi, il tenente Mettimano, il sergente maggiore Buttazzi), subito dopo a uno della 90°, il sottotenente Sforza Libera, a uno della 73°, il tenente Squarcia, ed uno della 91°, ancora il tenente Martelli.
Tra le 14,15 e le 14,20 partivano altri 3 Folgore della 91° (tenente Bertolaso, sottotenente Leonardo Ferrulli e sergente Giulio Fornalè), alle 15,35 il Folgore di Giannella ed il Veltro di Buttazzi, alle 17,00 altri due Macchi, uno dell’84°, quello del maresciallo Salvatore, ed uno della 90°, quello del tenente Fabio Clauser, alle 17,35 un altro Folgore non identificato ed il Veltro del sottotenente Ugo Picchiottini, ed infine alle 20,00 ancora Clauser, con un pattugliamento di 15 minuti sopra la base di San Salvatore, senza esito.
Basta fare un conto rapido sui dati visti sopra: il solo 5 luglio 1943 furono impegnati almeno 30 piloti del 4°stormo (forse 32) in almeno 41 sortite individuali, di sicuro 3 effettuate da Giannella e Buttazzi, 2 da Bertolaso, Martelli, Mettimano, Clauser, Salvatore, Squarcia, una da altri 22 uomini, il tutto in sole 13 ore, mettendo in mezzo rifornimento, riarmo, un minimo di riposo e di ristoro.
Un ritmo alla lunga insostenibile…

Bertolaso danneggiò quattro quadrimotori, Daffara abbattè un P-38 Lightning e danneggiò due quadrimotori e due Spitfire, Fornalè danneggiò lievemente un altro bombardiere, ma soprattutto gli 8 Macchi delle 13,25 si scontrarono sui cieli di Gela, Enna e Caltagirone, insieme con altri velivoli italo-tedeschi, contro ben 70 B-17 di ritorno da Catania scortati da 30 P-38 Lightning dei FS 95°, 96° e 97° dell’82° FG dell’USAAF (colonnello John Weltman) e da 20 Spitfire del 126° e del 1435° FS della RAF: Martelli, Patrizi, Squarcia e Mettimano danneggiarono alcuni bombardieri; Giannella, Veronesi, Sforza Libera ed ancora Mettimano abbatterono ognuno un Lightning (Mettimano anche un altro probabile, come Patrizi), anche se dal canto loro i Lightning, avrebbero comunicato 5 nemici abbattuti: il primo tenente Gerald Lynn Rounds ed il secondo tenente Russell C. Williams del 97° un Me 109 ciascuno, il primo tenente William Judson Sloan del 96° un altro Me 109 ed un Reggiane Re. 2001, il secondo tenente James V. O’Brien dello stesso squadrone un altro Re. 2001.

Proprio durante questo scontro caddero però altri due piloti italiani.
Uno fu il sottotenente Sforza Libera della 90° squadriglia, nativo di Busseto (PR), alla sua prima missione di guerra, che venne attaccato da 4 Lightning sul cielo di Comiso e precipitò dopo averne abbattuto uno, con il compagno Squarcia che invece riuscì a tornare incolume alla base intorno alle 14,20 dopo essersi difeso contro i 3 inseguitori sparando un totale di 185 colpi.
L’altro fu appunto il sottotenente Leonardo Ferrulli dell’84°, di Brindisi, che dopo aver abbattuto un B-17 (con tre uomini dell’equipaggio che riuscirono a lanciarsi col paracadute) ed un Lightning venne colpito nei pressi di Scordia da uno Spitfire, non si sa se quello del Pilot Officer Chandler (JK 139/V-X) o del Flight Sergeant F. K. Halcombe (JK 368/V-J) del 1435° FS della RAF: poteva salvarsi, ma prima di lanciarsi col paracadute manovrò per evitare che il suo aereo, privo di un’ala, si schiantasse contro le case civili, e quando lo fece era ormai troppo tardi.
La sua salma venne frettolosamente composta nella Casa del Fascio di Scordia: anche a lui venne attribuita la medaglia d’oro alla memoria, che andò ad aggiungersi alle tre d’argento guadagnate in vita.
Vennero abbattuti anche il sergente maggiore Corrado Patrizi (sicuramente dallo Spitfire JK 611/MK-M del Flying Officer Geoff White del 126° FS) ed il sergente maggiore Veronesi dell’84°, ma sarebbero riusciti a salvarsi, il primo lanciandosi col paracadute, il secondo con un atterraggio di emergenza.

Quella giornata avrebbero partecipato a tutti gli scontri sui cieli anche circa un centinaio di Me 109 G tedeschi del I°- II°- III°/JG 53 “Pik As” (Asso di picche) di Comiso e del I°-II°/JG 77 “Herz As” (Asso di cuori) di Sciacca, che sostennero di aver abbattuto 12 bombardieri al prezzo di 4 dei loro, tra cui l’aereo del maggiore Johannes Steinhoff, comandante del JG 77.

 

Johannes Steinhoff (Roßleben, 15 settembre 1913 – Bonn, 21 febbraio 1994) è stato un generale e aviatore tedesco che prestò servizio nella Luftwaffe durante e dopo la seconda guerra mondiale, diventandone il capo di stato maggiore dal 1966 al 1970. Fu anche presidente del comitato militare della NATO dal 1971 al 1974. Con un totale di 176 vittorie aeree ottenute in complessive 900 missioni di guerra, fu uno dei migliori assi tedeschi e di sempre.

 

 

 

Johannes Steinhoff nacque a Bottendorf, attuale frazione di Roßleben, in Turingia. Entrato nella Luftwaffe, l’aeronautica militare tedesca, il 18 dicembre 1939 abbatté due bombardieri britannici Vickers Wellington vicino Wilhelmshaven, uno dei primi piloti tedeschi a conseguire delle vittorie aeree nella seconda guerra mondiale. Alla fine dell’anno fu nominato comandante (Staffelkapitän) della 10ª squadriglia (Staffel) del 26º stormo caccia (Jagdgeschwader 26, JG 26). Nel febbraio 1940 divenne Staffelkapitän della 4ª squadriglia del Jagdgeschwader 52 (4./JG 52) e, dopo aver ottenuto otto vittorie sul fronte occidentale, nel 1941 venne inviato a est, dove ebbe modo di conseguire altre vittorie. Entro l’inizio di agosto gli erano state accreditati trentacinque abbattimenti. L’Oberleutnant (tenente) Steinhoff venne decorato con la Croce di Cavaliere della Croce di Ferro il 30 agosto.[1] Promosso Hauptmann (capitano) e divenuto comandante (Gruppenkommandeur) del II gruppo (Gruppe) del JG 52 (II./JG 52) nel febbraio 1942, Steinhoff raggiunse la sua 90ª vittoria il 25 agosto contro un caccia Yak-1, quindi la 100ª nei cieli di Stalingrado il 31 agosto abbattendo un caccia LaGG-3. Il 2 settembre ricevette le fronde di quercia da aggiungere alla Croce di Cavaliere. Poco dopo essere stato trasferito al Jagdgeschwader 77, il 2 febbraio 1943 abbatté il suo 150º aereo avversario. La serie di successi continuò e il 28 luglio 1944 fu premiato con le spade per la Croce di Cavaliere per aver raggiunto le 167 vittorie. Steinhoff fotografato al Nürburgring nel 1969 in occasione dei vent’anni dalla nascita della NATO Nel dicembre 1944 divenne comandante (Geschwaderkommodore) del Jagdgeschwader 7, uno stormo equipaggiato con i caccia a getto Messerschmitt Me 262. Nel gennaio 1945 venne chiamato dal generale Adolf Galland per far parte del Jagdverband 44, un reparto dotato di Me 262 formato attorno ai migliori assi tedeschi. Steinhoff assunse il ruolo di capo operazioni e ufficiale per compiti speciali. A bordo dei caccia a reazione ottenne le ultime sei vittorie portando così il totale a 176 abbattimenti. L’8 aprile infatti, in fase di decollo in quella che era la sua 900ª missione di guerra, il carrello d’atterraggio dell’Me-262 colpì una buca mal riparata e si schiantò fuori pista prendendo fuoco. Steinhoff riuscì a uscire dal posto di guida, ma rimase gravemente ustionato in molte parti del corpo, palpebre incluse. Non riuscì a chiudere gli occhi fino al 1969, quando un chirurgo della Royal Air Force gli ricostruì le palpebre con un lembo di tessuto preso dal braccio; fino a quel momento era stato costretto a indossare degli occhiali scuri per coprire il danno provocato dall’incidente. Il volto sfigurato non fu comunque un ostacolo alla carriera di Steinhoff, che nel dopoguerra riprese servizio con la Luftwaffe della Germania Ovest diventandone capo di stato maggiore (Inspekteur der Luftwaffe) dal 1966 al 1970. Dal 1º aprile 1971 al marzo 1974 fu presidente del comitato militare della NATO. Morì a Bonn il 21 febbraio 1994. A lui è intitolato lo Jagdgeschwader 73 dell’attuale aeronautica militare tedesca.

Il 99° BG dal canto suo avrebbe ammesso l’abbattimento di tre suoi B-17 del 348° BS (42-29486, 42-29483, 42-29492) ed un membro dell’equipaggio di un bombardiere abbattuto sarebbe stato portato prigioniero a San Salvatore.
Gli Spitfire avrebbero rivendicato due Gustav danneggiati, i bombardieri addirittura l’abbattimento di ben 45 caccia nemici!
Al 9 luglio, 7 dei 12 campi di Gerbini risultavano devastati da 1.400 tonnellate di bombe, così come Comiso e Boccadifalco, Castelvetrano era totalmente inutilizzabile e Milo e Sciacca solo parzialmente efficienti, con 220 nostri velivoli distrutti al suolo (104 nel solo giorno 5).
Dal 10 luglio al 17 agosto i nostri caccia avrebbero fatto in condizioni sempre peggiori oltre 650 missioni, quelli del 4° stormo fino a 6 al giorno.

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